57) Arendt. I lager e l'inferno.
Dopo aver affermato che i lager sono la societ pi totalitaria
mai realizzata, il luogo in cui l'impossibile  diventato
possibile, Hannah Arendt conclude che per la prima volta nella
storia  stato realizzato il male assoluto..
H. Arendt, Le origini del totalitarismo (vedi manuale pagine 437-
438).

 La propaganda della verit non riesce a convincere la persona
normale perch tale verit  troppo mostruosa, ma ha un effetto
pericoloso su coloro, quali sanno dalle proprie fantasticherie di
esser capaci di fare qualcosa di simile e sono quindi fin troppo
disposti a credere nella realt di quanto hanno visto.
Improvvisamente si scopre che quanto per millenni la fantasia
aveva relegato in un regno al di l della competenza umana pu
esser realmente prodotto qui sulla terra, che l'inferno e il
purgatorio, e persino un riflesso della loro durata eterna,
possono essere instaurati coi pi moderni metodi di distruzione e
terapia. A tali individui (e in ogni grande citt ce ne sono pi
di quanti vorremmo ammettere) l'esperimento totalitario dimostra
soltanto che il potere dell'uomo  maggiore di quanto osassero
supporre e che si possono realizzare le fantasie infernali senza
che il cielo cada o si spalanchi la terra.
Queste analogie, ripetutamente messe in luce dalle testimonianze
sul mondo dei morenti, sembrano essere pi che un disperato
tentativo di esprimere quel che esula dal regno del discorso
umano. Nulla forse distingue le masse moderne da quelle dei secoli
precedenti come la mancanza di fede in un giudizio finale: i
peggiori hanno perso la paura, e i migliori la speranza. Incapaci
di vivere senza timore e speranza, queste masse sono attratte da
ogni sforzo che sembra promettere un'instaurazione del paradiso
sognato e dell'inferno temuto. Come gli aspetti volgarizzati della
societ senza classi hanno una strana somiglianza con l'era
messianica, cos la realt dei campi di concentramento corrisponde
in modo sorprendente alle immagini medievali dell'inferno.
L'unica cosa irrealizzabile  ci che rendeva sopportabili le
concezioni tradizionali del castigo: il giudizio universale,
l'idea di un principio assoluto di giustizia associato
all'infinita possibilit della grazia. Perch nella valutazione
umana non c' delitto o peccato che sia commisurabile con le pene
eterne dell'inferno. Di qui il turbamento del buon senso, che si
chiede: che cosa devono aver commesso queste persone per soffrire
in modo cos inumano? Di qui anche l'assoluta innocenza delle
vittime: nessun uomo l'ha mai meritato. Di qui infine la grottesca
casualit della scelta degli internati dei Lager nel perfetto
stato di terrore: una simile pena pu, con eguale giustizia e
ingiustizia, essere inflitta a chiunque.
[...].
Alla mescolanza di politici e criminali, con cui i Lager
cominciarono in Russia e in Germania, venne ben presto aggiunto un
terzo elemento, destinato a costituire la maggioranza di tutti gli
internati. Tale elemento consisteva di persone che non avevano
fatto assolutamente nulla che, nella loro coscienza o in quella
dei loro persecutori, avesse un nesso razionale col loro arresto.
In Germania, dopo il 1938, esso fu rappresentato da masse di
ebrei, in Russia da tutti i gruppi che, per una ragione qualsiasi
estranea alle loro azioni, erano caduti in disgrazia. Questi
gruppi, innocenti in ogni senso, erano i pi adatti a subire la
distruzione della personalit giuridica e le relative conseguenze,
e formavano quindi, qualitativamente e quantitativamente, la
categoria indispensabile della popolazione dei campi. Tale
principio venne applicato nel modo pi completo nelle camere a gas
che, se non altro per la loro enorme capacit, potevano essere
destinate, non certo a casi singoli, ma soltanto a popoli in
genere, ebrei, zingari o polacchi. In proposito, il seguente
dialogo riassume la situazione dell'individuo: Per quale scopo,
chiedo, esistono le camere a gas? - Per quale scopo sei nato?.
E' questo terzo gruppo dei totalmente innocenti che in ogni caso
aveva la peggio nei Lager. I criminali e i politici dovevano
essere assimilati a questa categoria e cos privati della
distinzione protettiva derivante dall'aver fatto qualcosa.
L'obiettivo ultimo, chiaramente indicato nelle fasi finali del
terrore nazista, era quello di avere una popolazione dei campi
interamente composta da innocenti.
[...].
L'ideologia totalitaria non mira alla trasformazione delle
condizioni esterne dell'esistenza umana n al riassetto
rivoluzionario dell'ordinamento sociale, bens alla trasformazione
della natura umana che, cos com', si oppone al processo
totalitario. I Lager sono i laboratori dove si sperimenta tale
trasformazione, e la loro infamia riguarda tutti gli uomini, non
soltanto gli internati e i guardiani. Non  in gioco la
sofferenza, di cui ce n' stata sempre troppa sulla terra, n il
numero delle vittime. E' in gioco la natura umana in quanto tale;
e anche se gli esperimenti compiuti, lungi dal cambiare l'uomo,
sono riusciti soltanto a distruggerlo, non si devono dimenticare
le limitazioni di tali esperimenti, che richiederebbero il
controllo dell'intero globo terrestre per produrre risultati
conclusivi.
Finora la convinzione che tutto sia possibile sembra aver provato
soltanto che tutto pu esser distrutto. Ma, nel loro sforzo di
tradurla in pratica, i regimi totalitari hanno scoperto, senza
saperlo, che ci sono crimini che gli uomini non possono n punire
n perdonare. Quando l'impossibile  stato reso possibile, 
diventato il male assoluto, impunibile e imperdonabile, che non
poteva pi essere compreso e spiegato coi malvagi motivi
dell'interesse egoistico, dell'avidit, dell'invidia, del
risentimento, della smania di potere, della vigliaccheria; e che
quindi la collera non poteva vendicare, la carit sopportare,
l'amicizia perdonare, la legge punire. Come le vittime delle
fabbriche della morte o degli antri dell'oblio non sono pi
umane agli occhi dei loro carnefici, cos questa nuova specie di
criminali sono al di l persino della solidariet derivante dalla
consapevolezza della peccabilit umana.
E' conforme alla nostra tradizione filosofica non poter concepire
un male radicale, e ci vale tanto per la teologia cristiana,
che ha concesso persino al demonio un'origine celeste, quanto per
Kant, l'unico filosofo che, nella terminologia da lui coniata,
deve avere perlomeno sospettato l'esistenza di questo male, bench
l'abbia immediatamente razionalizzato nel concetto di malvolere
pervertito, spiegabile con motivi intelligibili. Quindi non
abbiamo nulla a cui ricorrere per comprendere un fenomeno che ci
sta di fronte con la sua mostruosa realt e demolisce tutti i
criteri di giudizio da noi conosciuti.
H. Arendt, Le origini del totalitarismo, Comunit, Milano, 1967,
pagine 611-613, 615 e 628-629.
